Dentro un ospedale pubblico italiano da oggi c’è una vigna. 900 metri quadrati di vite piantati nel parco dell’Ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano, pensati non per produrre vino ma per produrre salute.
Si chiama Rivìtere ed è la prima vigna terapeutica integrata in un presidio sanitario pubblico del Paese.
Un’idea semplice nella sostanza, radicale nel metodo: portare una parte delle cure fuori dagli spazi tradizionali, in un ambiente nel quale il paziente possa confrontarsi con azioni, stimoli e relazioni più vicini alla vita reale.
Potare una vite, legare un tralcio, camminare tra i filari.
Movimento, equilibrio, coordinazione, manualità, orientamento e autonomia smettono di essere esercizi da palestra e tornano a essere gesti concreti, dentro un contesto naturale sicuro e accessibile.
Come è fatta la vigna
Il progetto è realizzato dall’ospedale in collaborazione con Citiculture, startup torinese specializzata in viticoltura urbana, e con l’Associazione San Luigi Gonzaga Onlus, con il sostegno di Reale Foundation, Fondazione CRT, Consulta di Torino e Clems Sinistri.
La struttura, progettata dalla stessa Citiculture, si compone di sei aree di vigna hi-tech e un’area sensoriale con varietà aromatiche e vegetazione funzionale alle attività terapeutiche.
Sui 900 metri quadrati sono state messe a dimora 390 barbatelle di varietà Piwi — Sauvignon Rytos e Cabernet Volos, fornite dai Vivai Rauscedo — scelte per la loro resistenza alle malattie e quindi gestibili con un approccio sostenibile.
C’è anche una componente tecnologica tutt’altro che accessoria: in collaborazione con la startup PlantZCare, la vigna è dotata di sensori IoT per il monitoraggio ambientale e di una dashboard digitale per la raccolta dati.
L’obiettivo dichiarato è produrre evidenze scientifiche sul valore delle cure in ambiente naturale, non limitarsi a un’esperienza pilota. Una vigna, quindi, che misura se stessa.
Per chi e perché
Il progetto è pensato per pazienti con disabilità neurologiche e persone con malattie oncologiche e croniche, che potranno accedere al vigneto e partecipare, in relazione alle proprie condizioni e agli obiettivi terapeutici, alle attività legate alla cura e ai ritmi della vite.
Lo spazio è concepito anche come luogo di incontro per familiari e caregiver, per contrastare l’isolamento delle persone più fragili.
La letteratura scientifica internazionale sostiene questa direzione: le revisioni recenti sulla terapia orticolturale documentano effetti positivi su umore, funzione cognitiva, interazione sociale e qualità di vita, tanto che la comunità scientifica la indica come approccio complementare promettente nei percorsi riabilitativi, pur auspicando protocolli più standardizzati.
Rivìtere non nasce dal nulla.
È il secondo tassello di un percorso che il San Luigi ha avviato per integrare gli spazi verdi nell’attività sanitaria: a maggio 2026 l’ospedale aveva infatti inaugurato il nuovo Giardino Riabilitativo, evoluzione della storica “palestra a cielo aperto”, progettato come vero e proprio setting clinico per recupero motorio, equilibrio, coordinazione e benessere psicologico.
Le parole del San Luigi
“Con la vigna terapeutica proseguiamo un percorso preciso, che abbiamo avviato con il Giardino Riabilitativo: utilizzare anche gli spazi esterni dell’ospedale come luoghi nei quali continuare concretamente la cura”, dichiara Davide Minniti, direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria San Luigi Gonzaga.
“L’ospedale non coincide soltanto con i reparti, gli ambulatori e le palestre riabilitative. Per alcuni pazienti tornare a muoversi in un ambiente reale, svolgere un’attività concreta e recuperare progressivamente autonomia e relazioni rappresenta una parte importante del percorso terapeutico. La vigna aggiunge, a costo zero per l’azienda grazie alla generosità degli sponsor, una nuova possibilità a questo modello”.
Da Campus Grapes al San Luigi
Per Citiculture, fondata a Torino nel 2022 da Luca Balbiano, Paolo Astrua e Alberto Cardile, il passaggio in ospedale è una tappa inedita di un percorso già collaudato altrove.
La startup aveva già firmato Campus Grapes, la vigna urbana hi-tech inaugurata nel 2025 al Politecnico di Torino — 700 viti su mille metri quadrati, finanziate con un crowdfunding da oltre 90 mila euro — e sta lavorando per replicare il modello in altre città italiane ed europee.
“Il San Luigi ci offre l’opportunità di portare il modello Citiculture in un contesto in cui il valore della persona è centrale”, spiega Luca Balbiano, founder e CEO di Citiculture.
“La vite è, da sempre, un simbolo di rinascita e resilienza e la nuova vigna terapeutica nasce proprio per mettere la natura al servizio del benessere, creando uno spazio che accompagna i percorsi di cura e favorisce incontro, inclusione e qualità della vita”.
La vigna terapeutica in numeri
900 m² di vigna terapeutica.
390 barbatelle Piwi (Sauvignon Rytos e Cabernet Volos, Vivai Rauscedo).
6 aree di vigna hi-tech + 1 area sensoriale.
Sensori IoT per il monitoraggio ambientale (PlantZCare).
Dashboard digitale per la misurazione degli impatti.
Costo per l’azienda ospedaliera: zero, grazie agli sponsor.
Oltre il vigneto
C’è un elemento che merita attenzione, oltre alla suggestione dell’immagine.
Rivìtere descrive una diversa idea di ospedale: non solo il luogo della malattia acuta, ma un’infrastruttura di cura che si estende al parco, alla comunità, al territorio.
Se i sensori e la dashboard restituiranno dati solidi, il modello di Orbassano potrebbe diventare replicabile altrove, trasformando un esperimento piemontese in un standard per la sanità pubblica.
Nel frattempo, nel parco di Orbassano, 390 viti hanno cominciato a fare la loro parte.


